—È custodito più rigorosamente di un prigioniero di guerra. Sei volte cercò di darsi alla fuga non fosse altro per non vedersi più innanzi la sorella del greco, ma fu sempre ripreso. La maledetta donna veglia dì e notte attentamente.
—Se questa donna è così terribile doveva torcerle il collo.
—Se fosse stato libero forse l'avrebbe uccisa, tanto egli la odia.
Omar si tacque e si mise a guardare le ubertose rive del Bahr-el-Abiad coperte di magnifiche camerope a ventaglio (camerope umilis) coronate alla sommità da magnifici ciuffi di trenta o quaranta foglie nel mezzo delle quali apparivano bellissimi fiori disposti a pennacchio e da foreste di sannut e di bauinie, popolate da moltitudini di scimmie-leoni e di scimmie rubra che facevano un baccano del diavolo.
Dàud stette alcuni minuti al suo fianco, guardando invece i banchi di sabbia sui quali sonnecchiavano bande di mostruosi coccodrilli, finì di fumare il suo scibouk e poi si diresse a poppa, prendendo la ribolla del timone.
Era già un'ora che la gran barca navigava lentamente, quando apparvero a un miglio di distanza sulla riva destra, un gruppo di tugul e di casuccie di mattoni cotti al sole, dominato da un minareto che slanciavasi sottile e ardito verso il cielo.
—Ecco Quetêna, disse Dàud avvicinandosi a Omar.
—Governa dritto a quel piccolo seno che vedi laggiù, rispose il negro.
—E perchè non approdiamo dinanzi al villaggio?
—Non voglio che mi vedano sbarcare. Se il greco si trova a Quetêna potrebbe venire informato del mio arrivo e prendere il largo.