—Ma sicuro, Omar, rispose vivamente Daùd, Quest'uomo è il mio miglior amico che abbia sul Bahr-el-Abiad. Come tu me lo conduci così legato. Che può mai aver fatto a te, questo povero Ibrahim. Lascia che io lo liberi.
Così dicendo aveva estratto un coltello e s'era messo a tagliare le corde del vecchio che potè rimettersi nella sua posizione verticale. I due barcaiuoli si strinsero vicendevolmente fra le braccia.
—Spero che tu non ci sfuggirai per tornartene da quel birbante di
Notis, disse Omar. Cosa eri andato a fare da lui?
—Tu eri andato da Notis? chiese Daùd sorpreso. Che affari avevi con lui?
Il barcaiuolo li mise subito al corrente delle cose narrando a loro come avesse veduto e parlato con Elenka a Gez-Hagiba e come si fosse messo agli ordini di Notis. Narrò inoltre come il greco avesse intenzione di abbandonare Quetêna fra due o tre giorni in compagnia di Fathma.
—Ah! la è così, disse Omar, grattandosi l'orecchio. Se il maledetto sospetta la mia presenza starà in guardia e sarà difficile liberare la povera almea.
—Cercheremo di eludere la sua sorveglianza, rispose Daùd.
—Ma in qual modo?
—Ibrahim ci aiuterà.
—Io! esclamò il vecchio con sorpresa.