—Lo vedi? chiese Omar.
—Sì, eccolo là a prua… È lui, Omar, è lui.
—Tuoni di Dio! Come si è svegliato?…
—Chi va là? gridò una voce partita dalla dahabiad.
—Che nessuno risponda, comandò Daùd. Prendete i fucili e stendetevi sul cassero. Tre uomini al cannone!
I barcaiuoli in men che si dica s'impadronirono dei fucili e si sparpagliarono pel ponte e pel cassero nascondendosi dietro a tuttociò che poteva offrire un riparo contro le palle del nemico. Tre di loro, i più abili e i più coraggiosi si gettarono sul cannoncino che fu puntato sulla dahabiad; la miccia venne accesa.
—Calma e coraggio, disse Daùd. Tu, Omar, rimarrai al mio fianco pronto a comandare l'abbordaggio se il nemico arriva fino a noi, e tu, Fathma, ritirati sotto la tettoia. Per prenderti bisogna che passino sui nostri corpi.
L'almea si rizzò fieramente con gli occhi accesi.
—Io qui rimango, diss'ella. Voi vi battete per me e io mi batterò per voi.
—Ma la pugna sarà forse tremenda. Vi saranno dei cadaveri e del sangue.