—Ah! qual voce! esclamò Abd-el-Kerim, Corri Notis, corri!
Giunsero sulla cima della collina, e di là videro rovesciati in mezzo alla pianura un cammello e un uomo che si dibattevano disperatamente fra le sabbie, e a pochi passi da loro una donna, la quale mirava un gigantesco leone che volteggiavale vertiginosamente attorno con salti mostruosi.
—Notis!… È Fathma! gridò Abd-el-Kerim.
Con un salto da tigre si precipitò di sella, s'inginocchiò e puntò il remington. Il colpo partì. Il leone ferito alla testa fece un balzo di quindici piedi, gettando uno spaventevole ruggito.
S'arrestò colla criniera irta che lo faceva parere due volte più grosso. Sfuggì alle moschettate di Notis e di Fathma e s'avventò contro l'arabo che aveva tratto l'jatagan.
L'urto fu terribile. Uomo e leone caddero al suolo, l'uno gettando urla selvaggie e l'altro ruggendo orrendamente.
Notis volò coraggiosamente in aiuto di Abd-el-Kerim, ma prima che potesse giungervi vicino, questi erasi già sollevato coll'jatagan lordo di sangue fino all'impugnatura, calmo, sorridente, e con un piede sul corpo del leone che era morto sul colpo.
—Sei ferito?… Tu mi fai paura!
—Non aver timore, Notis, disse Abd-el-Kerim. Il leone è morto senza che abbia avuto il tempo di toccarmi le carni.
—Tu sei stato pazzo assaltarlo coll'jatagan.