—Ti perdono, diss'ella. Vattene.

—Ma non io! gridò Abù-el-Nèmr baciando impetuosamente la mano di Fathma. Chi alza un dito sulla favorita dell'inviato di Allàh merita la morte e non una volta, ma cento, ma mille. E'l-Maktud, tu non puoi sopravvivere, io non lo voglio.

—Ti obbedisco scièk, disse il guerriero puntandosi una pistola sulla fronte. Che Allàh mi perdoni.

Fathma e Omar si slanciarono verso di lui per disarmarlo ma non ne ebbero il tempo, il guerriero, obbediente al comando del suo capo, premette il grilletto, facendosi saltare le cervella. Cadde su di un banco col volto inondato di sangue.

—È orribile! esclamò Fathma con ribrezzo.

—No, è giustizia, disse lo scièk freddamente.

—Quell'uomo non mi conosceva, Abù-el-Nèmr.

—Peggio per lui. Fathma, perdonami se io non giunsi in tempo per impedire che questi cani di Baggàra avessero a maltrattarti. La caduta mi cagionò un dolore sì atroce che svenni. Orsù ritorniamo alla capanna che mi sento estremamente debole. Tu rimarrai qualche giorno con me?

—Non è possibile, Abù; ho fretta di raggiungere Hicks pascià, ora che so dove trovasi.

—Ti preme molto, adunque, quella vendetta?