—Perchè vuoi che reciti una preghiera? gli disse con voce tremante.

—Perchè fra un minuto ti presenterai al Profeta.

—Grazia!… grazia!… M'avevi promesso di non uccidermi!… Grazia, abbi pietà di me, Omar!

—Se io ti lascio in vita tu puoi tradirmi e mandare in fumo tutti i miei progetti. Recita una preghiera, Takir, che ho fretta.

—Allàh, aiutami, non uccidermi, sono giovane…. pietà, Omar, balbettò il nubiano che non aveva più sangue nelle vene.

—Recita una preghiera, urlò ferocemente Omar.

Il nubiano cacciò fuori un ruggito di disperazione e cercò, con un'improvvisa scossa, di rovesciare Omar, ma le forze lo tradirono e ricadde al suolo cogli occhi stravolti.

—Aiuto! aiuto!… urlò egli dibattendosi sotto il ginocchio dello schiavo. Aiu…

L'jatagan di Omar scese rapido come un lampo fendendogli il cranio fino al mento; dall'enorme ferita sfuggì un torrente di sangue misto a brani di cervella. Il nubiano sollevò la terra colle unghie per due o tre volte poi s'irrigidì.

—E uno, disse Omar, asciugando la lama dell'jatagan. Domani Fathma scannerà l'altra.