—Parlerai? gli chiese le scièk.

—Sì….. basta ira di Dio! Mille tuoni! Volete bruciarmi vivo?

—Vi brucieremo se non sciogliete la lingua, disse Omar, tirandolo indietro.

Il greco, col volto contraffatto per lo spasimo, rotolò al suolo bestemmiando, gemendo e contorcendosi come un serpente.

—Parlate, padron Notis, riprese lo schiavo.

—No, cane maledetto, rettile schifoso. No, e poi no!

—Come vi piace. Abù, rimettiamolo sul fuoco. Gli consumeremo i piedi fino all'osso.

A quell'atroce minaccia, il greco si sentì mancarsi le forze per resistere oltre. Con un gesto della mano arrestò i due tormentatori che si disponevano ad accostarlo al braciere.

—Parlerò… parlerò, balbettò egli. Ma… ad una condizione… Ira di Dio! Mi avete rovinati i piedi! Sentite, ho una sorella… la mia povera Elenka… voi sapete ciò che è avvenuto di lei… non potete negarlo… Ah! cani di negri!

—Avanti, disse Omar.