—Se voi mi direte dove trovasi… Elenka, vi giuro che parlerò… che vi darò in mano… quel maledetto Abd-el-Kerim.
—Ve lo dirò.
—Giuralo.
—Lo giuro sulla barba di mio padre, lo giuro su Allàh, lo giuro sull'Alcorano.
—Parlate, ma non cercate d'ingannarci. Rimarrete qui prigioniero, e se ci avrete ingannati ve ne pentirete.
Il greco per alcuni istanti rimase muto e pensieroso. Perdere Abd-el-Kerim che tanta fatica gli era costato, che tanti pericoli aveva sfidato per averlo in sua mano, e perderlo proprio nel momento in cui credeva di avere in mano anche Fathma, era per lui un terribilissimo colpo. Si vedeva completamente rovinato, vedeva sfasciarsi il progetto, con tanta arditezza e con tanta pazienza condotto quasi a termine. Nondimeno, vedendo che non vi era più scampo di sorta, che non era più possibile giuocare d'astuzia, e smanioso di sapere qualche cosa sulla sorte di sua sorella Elenka, che infine tanto e tanto amava, prese l'eroica risoluzione—se così può dirsi—di confessare ogni cosa, riservandosi a tempi più propizi di riparare al mal fatto e di vendicarsi.
—Uditemi, diss'egli, facendo uno sforzo supremo, Abd-el-Kerim, da parecchi giorni si trova in mia mano. Lo tradii e Ahmed pagò il tradimento cedendomelo. Ieri sera, sospettando qualche cosa d'insolito, lasciai il campo e lo feci trasportare in una capanna che trovasi all'estremità meridionale del Mercato. Quattro uomini lo guardano e non ve lo cederanno che dopo essersi fatti uccidere…. e ora parlatemi di Elenka che più nulla ho da dirvi su Abd-El-Kerim.
—Posso prestar fede alle vostre parole, disse Omar, che fremeva di gioia e d'impazienza.
—A che pro ingannarvi? Non sono in vostra mano?
—Avete ragione. Voi volete sapere che accadde a Elenka, adunque. Mi dispiace sinceramente, ma devo darvi una brutta notizia.