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Subito dopo la morte del mestvires, il beg, seguito da Tabriz e da Abei, si era diretto verso una delle migliori case del villaggio, che gli abitanti avevano messo a sua disposizione e che, quantunque in piccolo, rassomigliava un po' a quella di Talmà, avendo una terrazza, una galleria che le girava d'intorno e cortili chiusi.

Doveva essere la casa di qualche signore della borgata, poichè, oltre le cose accennate, aveva sul dinanzi un peristilio sorretto da colonnette di legno, l'aivane, sotto il quale i Sarti usano mangiare e riposarsi durante le giornate caldissime; all'indietro il migmankama, ossia l'appartamento destinato alle donne, con profonde nicchie destinate a contenere i cofani e gli arnesi dell'economia domestica.

Il beg, che sembrava di pessimo umore, era passato nella sala centrale, tutta crivellata di buchi, aperti nello spessore dei muri e con una specie di pozzo nel mezzo, pochissimo profondo, ove i Sarti usano deporre gli oggetti d'uso giornaliero, ossia il vaso che serve per preparare il the, la grossa brocca che adoperano per le abluzioni, che usano fare al mattino ed alla sera, qualche libro onde l'ospite, se è letterato, cosa piuttosto rara nella steppa, possa passare qualche ora ed il piatto di rame, finamente cesellato, su cui si servono il caffè, i pasticcini dolci, le pipe ecc. alle persone che vanno a fargli visita.

Il beg si era lasciato cadere su un tappeto di feltro, prendendosi la testa fra le mani, mentre Tabriz bestemmiava a mezza voce ed Abei giuocava distrattamente coi bottoni della sua ricchissima giacca di seta bianca, come se nessuna preoccupazione grave lo tormentasse. Pareva che la disgrazia toccata al cugino non lo avesse troppo scosso e tanto meno la morte del povero mestvires.

Tabriz, vedendo che l'oscurità cominciava ad invadere la stanza, accese una candela di sego piantata su ad un pezzo di legno appeso alla vôlta, sprigionando un fumo densissimo e nauseabondo.

Già il Sarto è molto economo in fatto di luce. Se è un benestante, fa uso di candele di sego, se è un povero lavoratore, adopera un semplice stoppino di cotone immerso in un pessimo olio, che dà più fumo che luce o semplicemente fa uso di un bracere che colloca su una tavola. È bensì vero che non ama vegliare molto e che alle nove si corica.

— Padrone, — disse Tabriz, che tendeva gli orecchi, — non sono ancora di ritorno? Che li abbiano raggiunti? —

Il beg, per la seconda volta, aveva fatto un gesto di scoraggiamento.

— Non è possibile, — rispose poi, con un lungo sospiro. — Li vedremo giungere a mani vuote.