In quel momento un galoppo fragoroso, che si propagò rapidamente attraverso le strette viuzze della borgata, fece balzare vivamente in piedi il beg e Tabriz.
— Ritornano! — esclamarono entrambi.
Abei era diventato un po' pallido ed una improvvisa ansietà si era dipinta sul suo viso.
— Sono essi, padrone! — grido Tabriz, correndo verso la porta. — La riconducessero almeno! —
Anche Abei si era rialzato e, per non tradire la sua emozione, si era abbassato sulla fronte il ricco turbante, tirandosi innanzi le due larghe fasce multicolori che gli pendevano sulle spalle.
Il galoppo era cessato, ma giù nella via si udivano numerose persone a vociare. Domande e risposte s'incrociavano fra i cavalieri e gli abitanti usciti tutti nelle vie e sulle terrazze.
Tabriz aveva appena aperta la porta, quando Hossein comparve, coperto di polvere ed il viso disfatto da un dolore così intenso, che Abei fu costretto, a volgere altrove gli occhi.
Il vecchio beg gli mosse incontro, stringendoselo al petto.
— Nulla, è vero? — chiese.
— Fuggiti, padre, portando con loro la mia felicità, — singhiozzò il giovane. — I miserabili!... che cosa aveva fatto loro Talmà?... Ah padre!... Mi pare che il mio cuore se ne vada a pezzi!...