— Lascia ora che io compia i miei doveri d'ospitalità e non preoccuparti della tua scorta: avrà viveri e tende per riposarsi al coperto. —

Sotto la grande cupola di feltro era già stata stesa, su un vasto tappeto persiano, una tovaglia, su cui due giovani pastori avevano collocato parecchi tondi d'argento, lusso che solo un capo tribù poteva permettersi.

— Accomodatevi, — disse Sagadska. — Siete giunti in un buon momento, festeggiando oggi il dodicesimo anno della mia ultima figlia.

I servi erano tornati portando vasi e tondi carichi di cibi e di manicaretti che esalavano profumi appetitosi e che deposero dinanzi agli ospiti.

Tutti i popoli della steppa, quando hanno i mezzi sufficienti e ricorre qualche circostanza straordinaria, amano mangiare bene e la loro cucina non è così ordinaria come si potrebbe credere in individui che vivono all'aria aperta e sempre in pericolo, quantunque stupide prescrizioni del Corano la circoscrivano, vietando il maiale, la lepre anche e molti crostacei, perchè ritenuti impuri.

Il loro piatto forte è sempre però il montone che si arrostisce a pezzi con burro e grasso od intero se è giovane, dopo d'averlo ben imbottito di mandorle, di datteri, d'uva secca, di bacche e di rose, di pimento e di spezie diverse; il secondo è il pilat, composto di riso bollito, con pezzi pure di montone. Amano però molto anche i pasticci, che sanno preparare non meno bene dei persiani e anche la carne bollita, che condiscono con varie salse assai appetitose.

I cuochi del capo avevano fatto quella sera veri prodigi, servendo un gran numero di piatti, ai quali avevano tenuto dietro vasi pieni di magnifiche melogranate, grossissime, dolcissime e senza il granello interno, cotogni profumatissimi e poponi pesanti trenta o quaranta libbre, acquosi, dolci, e colla polpa rossa, bianca, gialla o verdognola.

Servito il caffè, il capo fece portare quattro bellissime pipe, per metà ripiene d'acqua profumata con essenza di rosa e la ciotola carica di quel fortissimo tabacco chiamato tumbak, che è così pregiato da tutti i popoli turanici.

— Ora ti ascolto, — disse Sagadska, quando le pipe cominciarono a funzionare, rivolgendosi a Hossein che aveva appena toccato cibo. — Leggo nei tuoi occhi una profonda tristezza, che sarebbe incompatibile colla tua età.

Quale disgrazia può aver colpito i nipoti del mio vecchio amico Giah Aghà?