I miei tomani voglio spenderli bene. —

Quantunque al di là dei giardini non tuonassero più le racchette ed i falconetti dei russi e nessun pericolo pel momento minacciasse la città, la popolazione non si era ancora calmata.

Torme di armati continuavano a percorrere le vie, come se fossero impazziti o come se i russi fossero già sotto le mura della città, e sulle terrazze si sparava sempre. Anche i cannoni della cittadella tuonavano, con un crescendo spaventevole, sprecando inutilmente le munizioni, mentre sulla cima degli esili minareti si udivano le voci strillanti dei muezzin a gridare a squarciagola:

— All'armi, figli d'Allah e credenti d'Ali e d'Hussein!... Ecco gl'infedeli! —

Abei continuava a salire le vie tortuose che conducevano alla cittadella, senza preoccuparsi di tutto quel baccano. Girava invece continuamente gli sguardi intorno a sè, colla speranza di incontrare qualcuno dei banditi che Hadgi doveva aver lasciato in Kitab.

Era ansioso di sapere se le Aquile avevano avuto il tempo di uscire e di condurre, sulle montagne, Talmà.

— È impossibile che non si siano accorti del nostro arrivo, — mormorava. — Cinquanta uomini e per di più a cavallo si notano subito.

Chissà che non mi aspettino nei dintorni del caravanserraglio. —

Erano le nove del mattino, quando giunse dinanzi alla cittadella, che era guernita di quattro ridotti in forma di mezzaluna.

Su uno di quelli scorse subito un uomo piuttosto attempato, vestito come un principe, con grandi ricami d'oro sulla lunga casacca bianca ed il capo riparato da un immenso turbante di mussola verde, il colore che possono portare solo coloro che hanno compiuto il pellegrinaggio alla Mecca, e che dà a quelle persone una specie di titolo di santità.