Nessun avvenimento turbò il loro riposo. Quando il sole fu prossimo al tramonto, Abei, che aveva sempre dormito o forse aveva voluto farlo credere, si alzò e dopo d'aver insellato il cavallo disse:

— Avanti, amici: il momento è giunto di riprenderci una buona rivincita. Pensate che la liberazione di Talmà, la vostra signora, dipende dal vostro valore.

— Siamo pronti, signore, a dare la vita per la padrona, — rispose ad una voce la scorta.

— Seguitemi dunque: è il nipote di Giah Aghà che vi guida, — gridò Abei sfoderando il kangiarro.

— Sono cariche le vostre armi?

— Sì, signore!...

— Avanti, cavalieri della steppa! —

Si misero a salire la montagna, seguendo un sentieruzzo che era fiancheggiato da folte piante, le quali nascondevano completamente uomini e cavalli. D'altronde l'oscurità era diventata profondissima, essendosi steso al di sopra delle montagne un denso velo nebbioso.

Il drappello, giunto a tre o quattrocento passi dall'entrata della caverna, si arrestò e gli uomini saltarono a terra onde poter avvicinarsi inosservati e sorprendere i banditi, che forse, ritenendosi perfettamente sicuri fra quelle aspre montagne, non vegliavano.

— Signore, — disse un Sarto, rivolgendosi ad Abei. — Attaccheremo a fondo o assedieremo i banditi?