— Sono accadute certe cose, mio signore, che è meglio che tu le ignori per ora, — rispose Tabriz con voce sorda. — Tu vuoi sapere dove siamo? In un ospedale da campo dei moscoviti, sotto le mura di Kitab.

— E allora?....

— Taci, mio signore, non nominarla. Tu non devi pensare alla fanciulla per ora; ti basti sapere che oramai conosco la persona che assoldò le Aquile della steppa.

Le nostre due ferite mi hanno aperto gli occhi.

— Che cosa vuoi dire Tabriz?

— Che noi non siamo caduti sotto il piombo dei moscoviti.

Un miserabile ci ha colpiti a tradimento alle spalle e quel miserabile era un turchestano al pari di noi.

— Chi! Tu conosci il suo nome?

— Sì, padrone, ma non te lo dirò fino a che non sarai perfettamente guarito. —

Poi abbassando la voce, in modo da non poter essere udito dai feriti che occupavano gli altri letti e che erano tutti russi gli chiese: