Poi, senza attendere la risposta del gigante, passò oltre, visitando rapidamente gli altri ammalati.
Era appena uscito quando due cosacchi, armati di fucile, andarono a collocarsi presso i due letti occupati da Hossein e da Tabriz.
— Ecco le nostre guardie, — disse il gigante, che era ridiventato inquietissimo.
— Silenzio, — disse uno dei due soldati con un tono da non ammettere replica. — Abbiamo l'ordine d'impedirvi di parlare.
— Di parlare! — ripetè l'altro come un'eco fedele.
Tabriz rispose con una specie di grugnito e si cacciò sotto le coperte mentre Hossein faceva altrettanto.
Sei giorni trascorsero, durante i quali i due cosacchi vigilarono costantemente per turno sui due feriti. Tabriz era già guarito, ma non aveva potuto avere il permesso di mettere i piedi fuori dalla tenda-ospedale, nè di poter scambiare una parola col suo giovane padrone.
La sorveglianza era diventata così stretta attorno al gigante da non poter fare un passo.
— Capitano, — disse il sesto giorno Hossein, vedendo entrare il russo, — mi pare che sia tempo di lasciare il letto.
La ferita si rimargina rapidamente ed il riposo non è fatto per gli uomini della steppa.