— Fate pure — rispose il russo, voltandogli le spalle.
Tabriz era accorso per aiutare il suo padrone a vestirsi, ma il cosacco, che lo seguiva come la sua ombra, fu lesto a fermarlo, dicendogli:
— Siete prigioniero. —
Il gigante inarcò le braccia e strinse le pugna, pronto a fulminare il panduro del Don. Uno sguardo imperioso di Hossein lo arrestò, prima che quei possenti muscoli si stendessero.
— Un momento di ritardo e tu eri morto, — disse, digrignando i denti. — Che cosa si vuole da me?
Un drappello di soldati era nel frattempo entrato. Tutti avevano le baionette inastate e parevano pronti a farne uso, in caso di resistenza.
— Signore, — disse il gigante, che pareva furibondo. — Devo buttar giù questi imbecilli?
— Non muovere un dito, — rispose Hossein, che aveva finito di vestirsi coll'aiuto di un infermiere. — Vediamo di che cosa ci accusano questi moscoviti.
Un prigioniero di guerra non è un bandito della steppa. —
Il sergente, che li aveva raccolti sul campo di battaglia, aveva assunto il comando del drappello, dicendo ai due turchestani: