— Acqua! — ripetè Hossein. — Dammi da bere, Tabriz.

— Ma sì!.... — gridò il gigante, estraendo rapidamente il kangiarro che aveva ancora alla cintura, fra le due pistole. — Un po' di sangue può per un momento egualmente dissetare. —

Si rimboccò una manica, mettendo a nudo il braccio sinistro, un braccio grosso quanto un ramo d'albero, gonfio di muscoli, e colla punta dell'arma si punse una vena.

— Bevi, mio signore, — disse mentre il sangue zampillava.

Hossein aveva gettato la testa indietro facendo un gesto di ribrezzo e mormorando:

— No.... Tabriz!....

— Bevi, mio signore, — rispose il gigante freddamente, accostandogli il braccio alle labbra. — Ti salvo! —

La sete del giovane doveva essere terribile, perchè accostò la bocca e bevette avidamente il sangue caldo che sgorgava dalla puntura.

— Bevi senza paura, mio signore, — diceva il gigante sorridendo. — Il mio corpo ne è ben fornito. —

Hossein ingoiò tre o quattro sorsi, poi si ritrasse.