— Grazie, mio fedele Tabriz, — mormorò. — M'hai ridata la vita.
— Ne hai abbastanza? —
Hossein fece col capo un cenno affermativo, poi cadde all'indietro come colpito da un improvviso torpore.
Il gigante si strappò un pezzo della manica, si fasciò strettamente la ferita, d'altronde piccolissima, gettò sul padrone uno sguardo soddisfatto, poi si alzò, mormorando:
— Lasciamolo un po' riposare; pel momento nessun pericolo ci minaccia e poi fra pochi minuti le tenebre scenderanno. —
Salì su un monticello di sabbia, il più alto che vi era in quel luogo e guardò attentamente tutto all'intorno.
— Dove trovare un albero od una sorgente? — si chiese. — Sono rari in questa steppa maledetta, nondimeno qualche po' di verdura di quando in quando la si può trovare.
Se potessi sapere dove ci troviamo noi!.... Siamo lontani dall'accampamento o vicini? Ecco il pericolo.
Bah!.... Tabriz ha le gambe lunghe ed è in forza. Non fermiamoci qui. —
Prese Hossein fra le braccia, serrandoselo ben stretto al petto, come se fosse un fanciullo e si mise risolutamente in marcia, dirigendosi verso ponente.