Non pesi molto, per le mie braccia.
— Preferisco servirmi delle mie gambe mio buon Tabriz.
— Avanti allora, mio signore. Non distiamo che mezzo miglio, e forse meno; tieni pronte le armi.
— Che cosa temi?
— Nelle rade oasi della steppa della fame, si rifugiano banditi e belve feroci, e gli uni non sono meno pericolosi delle altre.
— Andiamo, Tabriz. —
Ad occidente si scorgevano gruppi di piante che occupavano una superficie di parecchi ettari e quasi tutte d'alto fusto; era quindi probabile che vi dovesse essere dell'acqua, non potendo i vegetali crescere in mezzo a quelle sabbie salate, se non trovano nel sottosuolo un po' d'umidità.
I due fuggiaschi, animati dalla speranza di tuffare le loro aride labbra in qualche fresca sorgente, non tardarono a raggiungere quella specie d'oasi che sembrava, almeno apparentemente, disabitata.
Fu però una disillusione, poichè quelle foreste non promettevano a prima vista alcun frutto. Non vi erano che dei platani semi-intristiti, degli honna, alberi che danno solo una materia colorante, usata dalle donne turchestane e persiane per tingersi le mani ed i piedi e soprattutto le unghie, delle assa fetida (resina antispasmodica) e degli alberi d'incenso, di nessuna utilità pei due assetati.
— Non siamo fortunati, — disse Tabriz, che si era fermato sul margine dell'oasi. — Qui non troveremo nè un fico, nè un melogranato.