— Che non sapremo dove mettere non avendo noi nessun recipiente.

— L'orso ci offrirà la sua vescica e quella ne conterrà parecchi litri.

Padrone, l'arrosto deve essere cotto a puntino. Dimentica tutto e lavora di denti. —

Colla punta del kangiarro disperse i tizzoni quasi semi-spenti, ammucchiati sopra la buca, scavò il suolo e senza badare all'intenso calore che si sprigionava da quel forno primitivo, levò destramente l'arrosto, il quale esalava un profumo squisito.

— Ecco un boccone che anche l'Emiro di Buckara ci invidierebbe, — mormorò il gigante.

Strappò da un cespuglio alcune larghe foglie e vi depose il zampone, dopo averlo sbarazzato del suo involucro.

— Cottura perfetta, signore, — disse. — Vedi come la pelle è magnificamente screpolata e arrosolata? —

Tagliò l'arrosto in quattro parti e si misero tutti e due a mangiare.

Avevano ingoiati però pochi bocconi, quando una voce gioviale disse dietro di loro:

— Buona sera, signori. Non vi è nulla per un povero loutis che muore di fame e che non ha più la sua scimmia per guadagnarsi da vivere? —