— Che Allah vi protegga, miei buoni signori, — disse quando fu presso la tenda. — Lasciate che io allieti la notte del futuro sposo della bella Talmà, la bella fra le belle.
— Avanzati, — gli disse Tabriz.
— La tenda del beg Giah Agha questa notte è aperta a tutti, anche alle Aquile della steppa, se giungono con buone intenzioni. —
Il suonatore s'appressò, pizzicando le corde della sua guzla e varcò la soglia della vasta tenda, esponendosi in piena luce.
Era lo stesso uomo che doveva più tardi sopportare lo spaventevole supplizio inventato dalla mente infernale dei carnefici persiani.
Portava sul capo un pesante berrettone di pelle d'agnello nero, in forma di cono tronco e indossava una lunga zimarra di panno grossolano, di colore oscuro, che gli scendeva fino alle grosse scarpe piatte e ferrate, colla suola alta.
Tutto il suo armamento consisteva in una specie di jatagan dalla lama assai larga; però da un certo rigonfiamento della zimarra si poteva supporre che nascondesse sotto la fascia delle altre armi e fors'anche delle pistole.
— Da dove vieni? — gli chiese il beg.
— Dalla casa della bella Talmà, mio signore, — rispose il suonatore con fare umile e curvando il suo dorso di bisonte. — Ho suonato sotto le sue finestre fino al tramonto del sole.
— È lei che ti manda? — chiese Hossein.