Il suonatore ebbe una breve esitazione e, prima di rispondere, diede, di sfuggita, uno sguardo ad Abei, il quale si divertiva sempre a stuzzicare i falchi.
— No, — disse poi.
— Come hai saputo che noi eravamo accampati qui?
— Un pastore sarto mi avvertì ed io sono venuto per allietare la vostra veglia. Sono un povero uomo che deve approfittare delle buone occasioni per vivere e queste non toccano tutti i giorni.
— Il mio servo ti darà da mangiare e da bere, — disse il beg — e la tua borsa non se ne andrà vuota.
Tabriz reca qualche cosa a quest'uomo. —
Il gigante aprì un cofano e prese un piatto d'argento colmo di pezzetti d'agnello, tagliati a dadi, arrostiti nel grasso, ed un fiasco pieno di kumis, e mise l'uno e l'altro a fianco del suonatore, il quale si era seduto sul tappeto, colle gambe incrociate e stava accordando la sua guzla.
— Vi voglio narrare, miei signori, — disse finalmente il suonatore, pizzicando dolcemente le corde di seta, — la istoria del pentolaio di Albonaz. L'avete mai udita?
— No, — rispose il beg.
— Allora ascoltatemi, miei signori.