— Le emozioni di questa notte a dire il vero mi hanno aguzzato l'appetito. Vieni, signore. —

Hossein, che sembrava sempre preoccupato, li seguì ed entrarono in una catapecchia che aveva le pareti di fango ed il tetto di canne palustri e che formava una sola stanza non troppo vasta.

Un uomo, giovane assai, poichè poteva avere appena vent'anni, quasi avesse indovinato il desiderio dei suoi avventori, stava friggendo in una padella di rame, piena di grasso di cammello, dei pesci.

— Padrone, — disse Karaval, scambiando col cuciniere un rapido sguardo, — servi qualche cosa a questi signori.

— Ho delle garitse pronte, — rispose il cuciniere, che non era altri che Dinar. — Sono già cotte a puntino e doveva servirle al comandante dell'Emiro.

— Ne manderai degli altri più tardi — rispose Karaval. — Noi paghiamo. —

Dinar levò i pesci, li depose su un piatto di creta e li servì ai tre uomini, che si erano seduti intorno ad una tavola, l'unica che si trovasse nella camera.

— Signori, — disse Karaval, quand'ebbe mangiato un paio di pesci, — mentre voi terminate la colazione vado a noleggiare la scialuppa.

Fra un quarto d'ora noi saremo al sicuro al di là della frontiera.

— Va', — rispose Tabriz, che faceva onore ai pesci e che aveva la bocca piena.