La notte era fredda, burrascosa e molto oscura, ma la figlia del mollah sapeva dove si trovavano le tende della tribù dei Teringi, ai quali voleva domandare protezione. Ella non ignorava che ritornando presso suo padre questi l'avrebbe uccisa per evitare d'attaccare lite col pentolaio e che se si fosse indirizzata alle autorità del suo paese, queste non avrebbero preso per lei interesse alcuno e che l'avrebbero rimandata a suo marito con quella facilità con cui si restituirebbe ad un macellaio una pecora smarrita.

Perciò, dopo aver attraversata una immensa steppa, senza porre tempo in mezzo, dopo di aver scalato montagne altissime e d'aver guadato fiumi rapidissimi dalle acque gelate e di essersi smarrita molte volte, giunse finalmente, non già presso la tribù che cercava, bensì ad un campo russo del mar Caspio.

L'aurora spuntava e la moglie del pentolaio, figlia del mollah, era salva. —

Qui il mestvires s'interruppe per alcuni istanti pizzicando le corde della sua guzla.

— E poi? — chiese Hossein, che aveva ascoltato con vivo interesse quell'istoria.

— E poi, — disse il suonatore con un marcato accento beffardo, — sposò il capo di una tribù turcomanna e lasciò nelle mani del suo sposo, dopo tre soli mesi di matrimonio, il suo naso e le sue orecchie. —

E scoppiò in una risata che fece impallidire il fiero giovane.

— Che cosa vuoi concludere colla tua istoria? — chiese Hossein, aggrottando la fronte.

— Che tutte le donne sono traditrici, — rispose il suonatore.

— E lo dici a me che sto per sposare Talmà? La tua istoria nasconde un ammonimento o qualche cosa d'altro?