— Karaval!... Son morto!...

— Ed io invece sono vivo, — urlò Tabriz, alzandosi.

Da abilissimo cavaliere, nel momento in cui il suo persiano riceveva la scarica in mezzo al ventre, aveva allargate le gambe e abbandonate le staffe, sicchè era caduto molto più lontano senza rimanere sotto l'animale.

Intanto un uomo si era alzato fra le erbe e si era dato a fuga precipitosa. Era Karaval.

Il bandito non aveva avuto il tempo di montare a cavallo e contando sulla propria agilità e credendo di sfuggire meglio ai colpi dei suoi nemici e di nascondersi, al momento opportuno, fra le erbe, aveva preferito giuocare di gambe.

Tabriz lo aveva però scorto e quantunque non avesse preso con sè nessun archibugio, si era slanciato risolutamente sulle sue tracce, contando sul proprio kangiarro.

Hossein si era provato a sua volta ad inseguirlo, però non aveva percorsi dieci passi che si era sentito scaraventare in aria.

Il suo cavallo aveva urtato in qualche ostacolo, probabilmente contro qualche fune tesa fra le erbe, ed era caduto sbalzando di sella il cavaliere.

Quel capitombolo non poteva avere tristi conseguenze fra quelle masse erbose alte un paio di metri.

Tabriz intanto continuava ad inseguire accanitamente Karaval, urlando senza posa: