— Fermati, birbante, o ti spaccherò il cranio! È Tabriz che ti dà la caccia, il gigante!...

Mi basta un pugno per accopparti!... —

Il bandito, pazzo di terrore, continuava a scappare, sbuffando come una foca. Aveva le ali ai piedi e pareva che avesse ritrovata l'agilità dei suoi vent'anni.

Tabriz però non lo lasciava e colle sue lunghe gambe e i suoi slanci di cavallo selvaggio guadagnava sempre più.

Ad un tratto il bandito incespicò e cadde. Tabriz d'un colpo gli fu addosso afferrandolo pel collo e sollevandolo come un fantoccio.

— Sei preso, miserabile! — urlò.

— Grazia! — rantolò il miserabile che non osava più dibattersi.

— Sì grazia, se parlerai. Dammi intanto il tuo kangiarro e anche il tuo archibugio, che vale in questo momento meno d'un bastone e aspettiamo il padrone.

— Il signor Hossein?

— Come! — urlò Tabriz stringendolo con maggior violenza, fino a fargli uscire la lingua d'un buon palmo. — Tu lo conosci?... Ah!... Ti sei tradito!... Il nipote del beg non si era ingannato.