— No, — disse il beg. — Non urlerebbero così! E poi a quest'ora si sarebbero slanciati sulla steppa. Va' a vedere. —

Il servo, che era una specie di maggiordomo, che aveva preso il posto di Tabriz, uscì dalla tenda e dopo d'aver interrogato i guardiani dei cammelli, dei montoni e dei cavalli, si avanzò risolutamente attraverso le alte erbe, quantunque fosse sicuro che i cani ed anche il beg si fossero ingannati.

Aveva percorso un tre o quattrocento passi, quando i suoi orecchi furono colpiti da un galoppo precipitoso, che pareva prodotto da più cavalli.

Temendo che qualche banda di briganti fosse per irrompere sull'accampamento, tornò rapidamente nella tenda del beg, informandolo di quanto aveva udito.

— Che sia Abei che ritorna dalla casa di Talmà? — chiese il vecchio.

— Non si fa mai accompagnare, beg, — rispose il maggiordomo. — Egli non ha bisogno d'alcuna scorta e poi i cani lo conoscono troppo bene, per abbaiare in quel modo. —

In quel momento si udirono i guardiani del bestiame a gridare:

— Chi vive?... —

Una voce formidabile che parve un colpo di tuono, si alzò fra le tenebre:

— Cerchiamo il beg Giah-Aghà, nostro signore! —