— Vuoi uccidermi, Tabriz? — disse, con voce soffocata.
— Io non volevo dirtelo, signore.
— Possibile che quei miserabili siano qui venuti attirati dalla bellezza di Talmà, piuttosto che dalla sua ricchezza?
— La fama della bellezza della tua fidanzata, può essere volata molto lontana e può essere penetrata anche entro gli harem di quei Khan.
— Guai a loro! — urlò il giovane. — Per quanto siano potenti, il mio kangiarro saprebbe raggiungerli.
— La mia non è stata che una supposizione, padrone, — disse il gigante.
— E nondimeno mi ha colpito profondamente il cuore, più dolorosamente d'un colpo di pugnale.
— Possono avere di mira solamente le ricchezze della tua fidanzata, signore.
— Vadano pure i cofani pieni d'oro e di gioielli di Talmà, ma non lei. L'amo così immensamente, Tabriz, che non potrai mai fartene un'idea, m'intendi?
Se corro attraverso la steppa, mi pare di vederla fuggire dinanzi a me fra le alte erbe, come una visione celeste; se dormo, mi pare di vederla entrare silenziosamente nella tenda del beg e accostarsi al mio capezzale e sussurrarmi parole d'amore; se inseguo una fiera o caccio col falco, mi pare che perfino gli animali volatili abbiano qualche cosa di comune con Talmà.