M'intendi, Tabriz? Aizza il tuo cavallo, senza tregua, senza compassione. Se muore poco importa. Abbiamo cavalli in abbondanza.
— Cani di predoni! — ruggì il gigante. — Ne farò un macello di quei ladri! È tempo che le Aquile ritornino nelle loro maledette steppe della Ghirghisia.
— Sferza, Tabriz. —
I due stalloni persiani, quantunque galoppassero da quasi una mezz'ora, non rallentavano, anzi pareva che aumentassero continuamente la loro corsa, non ostante che le sabbie trasportate dal vento, si abbattessero in vere trombe su di loro.
Ad un tratto Tabriz mandò un grido.
— Hai udito, padrone?
— Che cosa?
— Una scarica di fucili.
— Arresta il tuo cavallo. —
Il gigante, con una strappata violenta, fece fare al suo destriero un volteggio fulmineo, poi lo costrinse a piegarsi sui garretti, perchè il ventre toccò le erbe della steppa.