Quantunque non dovesse avere più di quindici anni, era quasi alta come Hossein, con forme bene sviluppate, come amano quei popoli, fra cui la magrezza nelle donne equivale a tutto ciò che può esservi di brutto, con grandi occhi oscuri, sormontati da bellissime sopracciglia dall'arcata perfetta e capelli neri come l'ala dei corvi, che teneva raccolti in un gran numero di trecce adorne di gruppetti di perle.

Come già tutte le donne sarte, indossava una zimarra di seta verde, aperta sul dinanzi per lasciar vedere parte della camicia di seta bianca e calzoni larghi e imbottiti internamente, in modo da non lasciar trasparire la gamba, e calzava alti stivaletti di cuoio rosso, colla punta assai rialzata.

Attorno alle anche, aveva uno sciallo di kachemire, dalle splendide tinte, annodato sul dinanzi coi due capi pendenti fino quasi a terra.

Malgrado l'imminenza del pericolo, non dovesse averle lasciato tempo di occuparsi troppo della sua persona, aveva ai polsi dei ricchissimi e pesanti braccialetti d'oro e agli orecchi dei lunghi pendenti, formati da perle riunite con turchesi e con rubini.

— Giungi a tempo, mio valoroso Hossein, — disse la fanciulla, la cui voce tremava. — E tuo zio? E Abei? Sei giunto colla tua scorta?

— Solo con Tabriz, ma non temere, mia dolce Talmà. Fra un'ora o due i miei uomini saranno qui e faremo un macello delle Aquile della steppa.

È tutta asserragliata la casa?

— Tutte le porte sono barricate.

— Di quanti uomini disponi?

— Di nove: uno l'ho mandato a te. L'hai veduto?