Un'oscurità profonda ed un silenzio perfetto regnavano nelle viuzze fangose e tortuose. I Sarti dormivano della grossa, non immaginandosi nemmeno lontanamente, che in quel momento le Aquile fossero sbucate dalla steppa della fame e che fossero piombate sulla casa della loro principessa e padrona.

Il beg spinse il suo cavallo fino in mezzo ad una piazzetta che formava il centro del villaggio e s'arrestò dinanzi ad una casa un po' più vasta delle altre, sormontata da un terrazzo.

Si levò un archibugio e lo scaricò in aria, mormorando:

— Se non sono tutti ubbriachi, si sveglieranno. —

La detonazione s'era appena spenta, che si videro degli sprazzi di luce attraverso le feritoie, poi s'udirono delle grida partire da diverse case.

Un uomo era comparso sulla cima del terrazzo, armato d'un fucile e munito d'una torcia.

— All'armi Sarti! — urlò con voce tuonante. — Le Aquile della steppa!

— Taci, cornacchia! — gridò il vecchio. — Invece di strepitare a codesto modo scendi e raccogli tutti i tuoi uomini.

— Chi sei?

— Giah Agha beg. —