— Il banchetto aspetta i nostri ospiti. —

I falchi, ad un fischio di Abei, erano tornati docilmente, riprendendo i loro posti, sui pugni inguantati.

La cavalcata si era riordinata attorno ai fidanzati, mandando grida formidabili, poi si era nuovamente sciolta, formando gruppi pittoreschi, i quali non tardarono a slanciarsi ventre a terra in direzione della casa di Talmà.

S'avventavano, poi tornavano indietro, facendo fare ai cavalli dei fulminei volteggi, s'incrociavano come se fossero lì lì per impegnare una lotta spaventosa.

Era la fantasia turcomanna, meno bella forse di quella dei barberi dell'Africa settentrionale, ma più impetuosa.

I kangiarri scintillavano in aria, le pistole ed i lunghi moschetti tuonavano, dando l'illusione d'un vero combattimento fra due corpi di cavalleria nemica, mentre echeggiava l'urlo di guerra di quei terribili nomadi: Uran!... Uran!...

E così, sempre volteggiando attorno ai fidanzati ed al vecchio beg, urlando e sparando, il corteo ritornò dinanzi alla casa di Talmà, dove i cuochi lavoravano e si agitavano dinanzi alle immense caldaie borbottanti e fumanti.

Ognuno smonta e i cavalli vengono legati a gruppi di dieci o quindici intorno alle pertiche, piantate appositamente; poi tutti prendono d'assalto le tavole che si piegano sotto una moltitudine di tondi e di vasi d'argilla.

Agnelli cucinati interi, vengono portati su grandi lastre di rame e fatti subito a pezzi e subito divorati, mentre veri torrenti di khoumis inebbriante e fiumi di latte di cammella scorrono.

Tutti vanno a gara per dimostrare la potenza dei loro ventricoli. È carne gratuita quella e simili baldorie non succedono di frequente e ne approfittano.