D'un tratto i tre rapaci piombarono, con un accordo perfetto, fra le corna delle povere bestie, fermandole quasi di colpo e facendole cadere sulle ginocchia.

— Bravi, miei piccini! — gridò Abei entusiasmato.

Le povere bestie si dibattevano disperatamente, mandando lamenti dolorosi, i falchi divoravano loro ferocemente gli occhi.

I veltri arrivavano in gruppo serrato, colle lingue penzolanti, precedendo di duecento passi i cavalieri, latrando spaventosamente.

In un lampo furono addosso alle gazzelle, le quali scomparvero alla lettera sotto quella massa di carne.

Abei, Hossein e Talmà, con un ultimo slancio furono però sopra alle feroci bestie, che già lavoravano di denti sulle carni dei poveri animali e con urla e frustate le costrinsero a lasciare le prede.

Era però troppo tardi per salvarle. Giacevano l'una presso l'altra, strangolate, dilaniate, sanguinanti.

Hossein, che era disceso di sella, tagliò un piede alla più grossa e lo porse galantemente a Talmà, dicendole:

— Alla regina della caccia. —

Poi rimontò a cavallo, gridando: