— Noi siamo russi e non già ladri, — disse il sergente, snudando la sciabola.
Il gigante era rimasto un momento silenzioso, fissando i suoi occhi ora sulla lanterna ed ora sul giovane, poi un grido lacerò il suo petto.
— Il mio signore!... Morto!...
Morto!... Dannazione d'Allah e del miserabile che l'ha ucciso!..
— Chi, Ercole? — chiese il sergente — e se tu invece t'ingannassi?
— È il mio padrone! — ruggì Tabriz.
— Un principe?
— Il nipote di un beg... di Giah Aghà!...
— Me l'ero immaginato che doveva essere un pezzo grosso, ma rassicurati. Ercole mio, non è ancora spento e forse non se ne andrà nel paradiso di Alì, Hussein, Maometto e compagni.
— Vive?...