— Sembra. —
Tabriz fece un salto innanzi, poi cadde subito sullo stesso cavallo su cui trovavasi Hossein.
— Maledetta palla che quel traditore mi ha cacciato nel dorso — disse, digrignando ferocemente i denti.
— Anche tu ferito?
— Per me non mi preoccupo, — disse Tabriz. — Ci vuol ben altro che una palla.
— Infatti sei più robusto d'un orso.
— Sergente, — disse Olaff, — noi perdiamo tempo in chiacchiere inutili, mentre questo giovane ha bisogno di cure.
— Hai ragione, sono uno stupido. Slacciate una coperta e portiamolo al campo. Penseranno i nostri medici a salvarlo.
Lesti, ragazzi!... Torneremo più tardi. Tu, Ercole, puoi seguirci? Ci vorrebbe un elefante per portare te.
— Salvate lui, il mio padrone, — disse Tabriz, con voce singhiozzante.