— Io vi seguirò egualmente.
È lui che voglio che viva.
— Uhm! — grugnì il cosacco. — Purchè non lo fucilino più tardi, o l'Emiro di Bukara non lo faccia acciecare.
Non è troppo tenero quel selvaggio principe coi ribelli che turbano i suoi sonni. —
Un soldato aveva spiegata rapidamente la coperta di lana, che portava a tracolla ed i suoi camerati vi avevano adagiato sopra Hossein con infinite precauzioni.
Il cosacco, prima di dare il comando di mettersi in marcia, levò al ferito la ricca giubba persiana, tagliò la camicia di seta, diede uno sguardo alla ferita prodotta, a quanto pareva, da una palla di pistola e vi cacciò dentro un pizzico di filaccia di lino fasciandola poi lestamente, quantunque il sangue si fosse oramai raggrumato impedendo l'uscita a quello che rimaneva nel corpo.
— Là, — disse, facendo schioccare contemporaneamente la lingua e le dita. — Credo che un medico dell'esercito non avrebbe potuto fare di meglio. Oh!.... M'intendo io di ferite! —
Poi, volgendosi verso Tabriz che si manteneva ritto per uh vero miracolo di suprema energia, gli chiese:
— E per te, Ercole, che cosa posso fare? Vuoi che visiti anche la tua ferita?
— Farai quello che vorrai, moscovita, ma più tardi, quando saremo al campo.