— Fosse anche una tigre non mi farebbe paura, — disse il gigante snudando il kangiarro.

Si era gettato dentro alla macchia, ma non aveva fatti cinque passi che incespicò in qualche cosa di molle, mentre sotto di sè udiva un miagolìo e si sentiva nel medesimo tempo, graffiare gli stivali.

— Fermo, Hossein! — gridò.

Uno scroscio di risa gli rispose; poi la voce del giovane si fece udire:

— Tu schiacci dei gatti, Tabriz. Ricordati che Maometto ha proibito di ucciderli. —

CAPITOLO V.
L'oasi.

Il gigante che era caduto lungo disteso, un po' piccato da quello scoppio di risa e da quelle parole ironiche, si era prontamente alzato bestemmiando e ben deciso di fare a pezzi gli animali prediletti del Profeta, quantunque non credesse affatto che fossero tali.

— To'!.... To'! — esclamò ad un tratto, levando in aria il suo kangiarro. — Ah!.... Tu, mio signore, li chiami gatti, questi?

Guardati.... La madre può essere vicina. —

Due animali, non più grossi di due gatti comuni, dal pelame giallognolo, cosparso di macchie leggermente nerastre, giocherellavano in mezzo agli astragalli, senza darsi alcun pensiero dei due turchestani.