Non vedendo l'once, entrarono nella macchia e giunsero là dove i due piccini, abbandonati a sè stessi, stavano giuocando fra di loro, mordendosi a sangue.

— Ecco l'arrosto, — disse Tabriz, dopo d'aver dato un rapido sguardo all'intorno.

Due strette poderose bastarono per strozzare i due piccini.

Sollevò poi colle mani le foglie che coprivano il suolo e si mise a bere a larghi sorsi, mentre il nipote del beg vegliava.

Stava per alzarsi, quando un'ombra gigantesca lo attraversò, piombando, con uno slancio terribile, addosso ad Hossein e atterrandolo, prima che avesse avuto il tempo di puntare la pistola o d'alzare il kangiarro.

— A me, Tabriz! — Aveva urlato il giovane.

— Ah!... Brutta bestia! — urlò.

L'once non era che a tre passi.

Tabriz, con un solo salto, superò la distanza, afferrò la bestia per la coda e la trasse a se con vigore sovrumano, facendole fare un mezzo giro.

L'once, che forse non s'aspettava quell'attacco brutale, si volse ringhiando e mostrando i denti.