Ma già Tabriz aveva abbandonata la coda per impugnare il kangiarro.
La lama scintillò un momento in aria, poi cadde fischiando.
— Ecco il tuo conto! — urlò Tabriz.
La testa dell'once completamente staccata, cadde a terra.
— Bel colpo! — esclamò Hossein. — Tu taglieresti la testa anche ad un toro.
— Si fa ciò che si può, signore, — rispose il gigante, pulendo la lama sul corpo della belva. — Il braccio è solido; su ciò non ho alcun dubbio.
Presero i due piccoli once e tornarono verso il margine dell'oasi, dove fecero raccolta di rami secchi.
Tabriz, che aveva conservato l'acciarino e l'esca, accese il fuoco, levò la pelle ai due once e, dopo d'averli infilati in un bastone, li mise sui tizzoni ardenti, girandoli di quando in quando, ma anche brontolando:
— Se avessimo almeno una pipa e del buon tomak! Che colazione squisita!... Ah!... già, ci vorrebbe anche una sorsata di kumis, ma dove trovare delle cammelle in questa maledetta steppa? È proprio la steppa della fame! —
Mentre sorvegliava l'arrosto, Hossein, col capo appoggiato al tronco d'un albero, pareva si fosse immerso in profondi pensieri.