Ed ora andiamo a ritrovare i miei protettori. —
CAPITOLO VII.
Nella steppa della fame.
Un po' prima dell'alba, desiderando approfittare della frescura mattutina, Tabriz e Hossein, guidati da Karaval, riprendevano la marcia attraverso all'arida ed interminabile steppa della fame.
Quell'immensa pianura sembrava che fosse diventata ancor più brulla del giorno innanzi. Le dune di sabbia, impregnate fortemente di laminelle di sale, si succedevano senza interruzione, gettate là a capriccio dalle raffiche furiose della burana, senza un filo d'erba, senza nemmeno una magra gramigna.
Un silenzio di morte, silenzio impressionante, regnava attorno ai tre uomini: non il grido d'un uccello, non il trillo d'un grillo, non il ronzio d'un insetto qualunque. Non per niente i turchestani l'hanno battezzata la steppa della fame.
Quantunque la stagione fosse già avanzata, regnava ancora, fra quelle dune interminabili, una temperatura da forno, che metteva a dura prova la resistenza di Hossein e di Tabriz non troppo abituati ai climi ardenti, poichè la loro steppa, anche nell'estate, è relativamente fresca e bene ventilata.
Solo Karaval procedeva con passo sicuro, infischiandosi del polverone che sollevavano i suoi piedi e delle ardenti carezze del sole. Si vedeva che il birbante era ben acclimatato e che quella terribile e aridissima steppa gli era molto familiare.
A mezzodì i tre uomini fecero una fermata d'un paio d'ore dietro una duna, che essendo altissima, proiettava un po' d'ombra, poi ripresero la dolorosa marcia, avendo affermato il bandito che prima del tramonto avrebbero potuto giungere ad una seconda oasi dove vi era qualche probabilità di trovare dell'acqua, e fors'anche qualche capo di selvaggina.
Infatti qualche ora dopo la scomparsa del sole, giungevano sul margine d'un gruppo di alberi che copriva due o tre ettari di terreno, alberi mezzo intristiti, è vero, ma che tuttavia promettevano un po' di frescura.
— Che l'anima di Alì ti porti all'inferno, loutis, — disse Tabriz che non si reggeva quasi più. — Noi non abbiamo le tue gambe per compiere simili marce. Trecento miglia sempre in sella non ci spaventano; queste camminate invece ci accoppano.