Se vi caricano gettatevi dietro le dune e lasciateli passare senza far fuoco.
— Eppure, mangerei volentieri un arrosto d'asino, — disse Tabriz. — La carne di quegli animali è apprezzata perfino dagli Emiri.
— E anche dallo scià di Persia, — aggiunse Hossein. Si dice che tutti i giorni ne abbia a tavola.
— L'assaggerete un'altra volta, — concluse Karaval.
Le cortine di sabbia continuavano ad alzarsi, cambiando sovente e molto bruscamente direzione. Pareva che gli onagri si divertissero a galoppare ora in un senso ed ora in un altro, senza alcuna meta fissa.
È quella d'altronde la loro abitudine. Instancabili trottatori, passano le loro giornate a gareggiare fra di loro, non fermandosi che qualche minuto per mangiare qualche po' di gramigna, essendo d'una sobrietà estrema.
— Che quegli asini si divertano a spaventarci? — chiese Tabriz, fermandosi. — Non vedi tu che si ostinano a sbarrarci la via?
— Me ne sono accorto da un po', — rispose Karaval, che si mostrava inquieto.
— Allora è segno che ci hanno veduto.
— Certo, signore.