— Tornerai con una barca? — chiese Hossein.

— Ve lo prometto, signore. Continuate la marcia fino al fiume, accendete il fuoco e aspettatemi.

— Intanto cercheremo di procurarci la cena, — disse Tabriz.

— Addio, signori, contate su di me, — concluse il bandito allontanandosi.

Mentre egli seguiva il margine della zona alberata, Tabriz e Hossein si erano cacciati sotto le vôlte di verzura, premurosi di giungere sulla riva del fiume.

Una vegetazione splendida, formata però quasi esclusivamente da querce e da platani e da enormi cespi di rose ancora in fiore, formava come una fascia di qualche chilometro di estensione, non potendo le infiltrazioni delle acque spingersi più lontano.

Che frescura deliziosa però sotto quelle ombre, specialmente per uomini che, da otto giorni, si arrostivano da mane a sera sotto un sole implacabile e che avevano sempre marciato.

— Qui mi sembra di rivivere, — disse Tabriz. — Si direbbe che i pori della mia pelle disseccata, assorbano voluttuosamente l'umidità del fiume.

E poi questa è l'aria della nostra steppa, signore.

— Mista ad aria satura di vendetta, — aggiunse Hossein che era diventato tetro.