— No, padre, — rispose Hossein; — da questo mondo, poichè non siamo morti come ti aveva fatto credere mio cugino. Le sue palle non ci hanno uccisi. —

Il vecchio beg fece un salto innanzi, cogli occhi in fiamme, il volto trasfigurato.

— Hossein! — gridò, — che cosa dici tu?

— Dico che mio cugino ha fatto fuoco su di me e su Tabriz a tradimento, per ucciderci, mentre noi stavamo combattendo disperatamente contro i moscoviti che assalivano Kitab: dico e accuso mio cugino di aver assoldate le Aquile della steppa per rapirmi Talmà; dico e accuso mio cugino di aver nascosti nella mia fascia dei documenti compromettenti, per farmi fucilare dai russi o dai soldati dell'Emiro e di aver cercato più tardi di farci assassinare una seconda volta.

Padre: vendetta, vendetta! È tuo nipote che la chiede al beg della steppa turchestana! —

Tabriz a sua volta si era fatto innanzi, dicendo con voce solenne.

— Ed io confermo, padrone, tutte le accuse di tuo nipote e ti porto un altro testimonio, l'uomo pagato che doveva assassinarci una seconda volta.

Karaval! Fatti innanzi! —

Il bandito, che fino allora si era tenuto nell'ombra, s'avanzò verso il centro della tenda.

— Parla tu! — gridarono ad una voce Hossein e Tabriz.