— Peccato non poterlo guardare in viso, prima di mandarlo all'altro mondo, — disse Hadgi.

— Tu sei certo che nessuno dei nostri si è mosso.

— Ho dato loro ordine che qualunque cosa avvenisse, non lasciassero i dintorni della casa e tu sai, capo, come i nostri uomini ci obbediscono.

— Allora non preoccuparti d'altro e uccidi il cavaliere, — disse il mestvires freddamente. — Uno più, uno meno, la nostra coscienza non si turberà.

Prendilo di mira: ci passerà a meno di cinquanta passi.

Hadgi puntò l'archibugio appoggiando il gomito sinistro sul ginocchio, per poter meglio tirare, mentre il mestvire alzava la pistola al di sopra delle erbe.

Il cavaliere passava appunto allora, a quaranta o cinquanta passi, aizzando l'animale con fischi.

Due lampi illuminarono la notte, seguiti da due detonazioni che le urla stridenti delle raffiche subito soffocarono.

Il cavaliere s'abbattè sul collo del cavallo mentre questi faceva uno scarto improvviso, mandando un lungo nitrito di dolore.

— Toccati! — gridò il mestvire con un sorriso feroce. — Le Aquile della steppa non sbagliano mai.