— Non mi avrete vivo! — urlò; — prima ucciderò un buon numero di voi. —
Il cavaliere gli correva addosso con velocità fulminea.
Il mestvire fece un salto di fianco, per evitare l'urto, ma il cavaliere con una strappata a destra e con una stretta delle ginocchia, fece fare al suo destriero un volteggio fulmineo, che nessun altro sarebbe stato capace di fare e lo urtò così violentemente da gettarlo a terra.
— Sei preso, mio caro! — disse il gigante.
Balzò da sella e si precipitò sul fuggiasco ancora stordito da quell'urto violentissimo, gli strappò di mano l' jatagan, poi lo alzò in aria come fosse stato un fanciullo, gridando:
— Eccolo, Giah Agha beg! È tuo, padrone! —
Il mestvire si dimenava disperatamente, digrignando i denti e tentando di colpire, coi suoi pesanti stivali ferrati, l'ercole, senza però riuscirvi.
Gl'inseguitori in un momento circondarono i due uomini, urlando a squarciagola:
— È preso! È preso! Strozzalo, Tabriz! Dàgli una buona stretta di mano! Vendica Talmà! —
Il vecchio che giungeva ultimo, con un gesto imperioso, arrestò il gigante, il quale aveva già cominciato a stringere il collo del prigioniero colle sue formidabili mani.