— È il guerriero che comanda, non l'uomo che ama, — rispose il fiero nipote del terribile beg. — Obbedisci! —
Si strappò bruscamente dalle braccia di Talmà, che lo avevano avvinghiato e si slanciò attraverso il fumo, levandosi dalla cintura le pistole.
— Eccomi, Tabriz, — disse. — Salgono!
— Sì e li aspetto, — rispose il gigante con voce tranquilla.
Dieci o dodici banditi si erano subito inerpicati sulla scala, tenendo i kangiarri stretti fra i denti, mentre altri facevano un fuoco infernale, mandando le palle contro il soffitto della galleria.
— A te, Tabriz! — gridò Hossein, dominando, colla sua voce squillante, i clamori assordanti dei banditi.
Il gigante, che stava rannicchiato dietro al parapetto, s'alzò di colpo, afferrò le due estremità della scala e, facendo appello a tutte le sue forze, la spinse innanzi.
Resa pesantissima pel numero degli assalitori i quali s'innalzavano rapidamente, dapprima resistette, poi si rovesciò all'indietro, cadendo fra le erbe della steppa.
Tutti quelli che la montavano capitombolarono fra un immenso urlo di spavento, rompendosi chi la testa, chi le braccia, chi le gambe.
— Ecco fatto, — disse Tabriz, ridendo. — Spero che quei bricconi non torneranno nella steppa della fame in troppo buona salute. —