Solo otto o dieci che erano già a cavallo e che dovevano essere quelli che erano scappati poco prima, si radunarono per tentare di sostenere l'urto, ma appena si videro dinanzi il vecchio beg che caricava alla disperata col kangiarro alzato, volsero anche essi le spalle, senza nemmeno perdere tempo a scaricare qualche colpo di pistola.
— Padre! — gridò Hossein, che lo riconobbe subito, cominciando le tenebre a diradarsi.
— Dov'è Talmà? — chiese il vecchio, mentre scendeva da cavallo.
— È qui presso di me.
— Aprite la porta. —
I Sarti in quel frattempo avevano continuata la loro corsa, smaniosi di vendicarsi di quei terribili predoni, che già più volte avevano devastate le loro terre e predate buona parte delle loro mandrie.
Le lastre di pietra che barricavano le due porte della casa, (porte alte e non già basse, essendo quelle un distintivo delle case abitate da persone d'alta condizione), furono levate ed il beg entrò preceduto dallo scudiero.
Sul pianerottolo della scala che conduceva sulla galleria, Hossein e Tabriz l'aspettavano.
— Sia lodato Iddio ed il suo profeta, — disse il vecchio, abbracciando la giovane e poi il nipote. — Temevo di non poter giungere in tempo. Spero che le Aquile non torneranno più a guastare la vostra felicità.
— Grazie dell'augurio, padre, — rispose la bella Talmà colla sua voce armoniosa.