— Come faremo ora a lasciare questo isolotto e attraversare la palude? La riva più prossima si trova a non meno di tre miglia da noi.

— Siamo prigionieri, ragazzo mio.

— Se tentassimo la traversata a nuoto? Tre miglia non mi fanno paura, — disse il mozzo.

— Ed a me neanche cinque, ma io non oserò mai tuffarmi in queste acque che sono popolate da caimani e da serpenti giganteschi.

— È vero signore, mi dimenticavo che vi sono anche qui i mangiatori d’uomini.

Eppure non possiamo rimanere qui per sempre. Non abbiamo nè viveri nè acqua bevibile.

Alvaro non rispose, guardava i pochi alberi che crescevano sull’isolotto, chiedendosi se sarebbero stati bastanti per costruire almeno una zattera sufficiente a portarli fino alla sponda più prossima.

Erano cinque o sei alberetti, alti una mezza dozzina di metri, dal fusto piuttosto esile coperto da una corteccia molto bruna. Vi erano anche numerosi cespugli e molte liane, ma i primi a ben poco avrebbero potuto servire.

— Proviamo, — disse al mozzo, indicandoglieli.

— Volete costruire una zattera, è vero signore?