— Se avremo materiale sufficiente, — rispose Alvaro.

— Basterà che ce ne sia tanto da fare lo scheletro. Per la piattaforma utilizzeremo le canne.

— Ecco un’idea che non mi era venuta, Garcia, — disse Alvaro. — Dammi la scure e andiamo a distruggere la nostra piccola foresta.

Impugnò l’ascia e assalì vigorosamente la pianta più alta, ma al primo colpo che vibrò il filo della scure si guastò senza aver potuto nemmeno intaccare la corteccia.

— Ah! diavolo! — esclamò il portoghese, stupito. — Come va questa faccenda! Eppure le mie braccia sono ancora solide e la lama della scure era ben affilata.

— Che legno hanno queste piante? — si chiese il mozzo, non meno sorpreso.

Alvaro rinnovò il colpo e l’arma, invece di conficcarsi, rimbalzò come se avesse percosso una rupe di quarzo o un palo di ferro.

— È incredibile! — esclamò Alvaro.

— Vediamo, — disse il mozzo.

Si levò il coltello e si provò a piantarlo a tutta forza nel tronco della pianta. La lama lunga e piuttosto sottile, anzichè penetrare nel tronco, si spezzò come fosse stata di vetro.