La mydas non aveva bisogno di essere incoraggiata. Pazza di terrore fuggiva disordinatamente dirigendosi verso la riva la quale si delineava ormai nettamente colle sue altissime piante.

In meno di dieci minuti attraversò l’ultimo tratto della savana e salì la spiaggia arrestandosi, completamente esausta, dinanzi ai primi alberi.

CAPITOLO IX. Assediato dai pecari.

Il luogo ove il mozzo era così miracolosamente sbarcato, era ingombro di piante le quali probabilmente formavano il margine di quella immensa foresta, che si estendeva fino sulla sponda della baia.

Splendidi palmizi, dal tronco esilissimo, che si slanciavano in alto per quindici o venti metri, crescevano accanto alle tocuma dalle lunghe spine, alle jacatara che quantunque appartengano alla grande famiglia delle palme diventano liane, avvitichiandosi ai tronchi degli alberi, mentre sotto quella folta cupola di verzura che impediva ai raggi solari di giungere fino al suolo, s’intrecciavano in una confusione indicibile, superbe bromelie dai ricchi racemi a fiori scarlatti, orchidee meravigliose, passiflore felci epifite e sipo grossissime ed interminabili.

Numerosi volatili schiamazzavano e garrivano fra i rami, specialmente dei bellissimi cardinali dalla testa rossa e dei casarito, specie di tordi che invece di nidificare sugli alberi come quasi tutti gli altri uccelli, costruiscono sul suolo una specie di cupola coll’entrata a laberinto.

Il mozzo dopo aver legata la testuggine al tronco d’un albero, si era inoltrato sotto la foresta per cercare innanzi a tutto un po’ d’acqua o per lo meno delle frutta che potessero spegnergli l’ardente sete che lo tormentava.

Trovare delle frutta era forse più facile che un torrente, essendo quel terreno assai secco, quantunque protetto dal quel caos di foglie immense e di festoni di liane, sicchè il mozzo che non osava spingersi molto lontano e che aveva anche molta fretta di costruire la zattera, si mise a esaminare le piante.

Aveva percorso due o trecento metri, quando si arrestò dinanzi ad un albero enorme, ricco di rami e di foglie e carico di frutta enormi, grosse come zucche, colla corteccia giallastra e irta di protuberanze.

— Speriamo che quelle frutta siano commestibili, mormorò il mozzo.